Muoversi fa bene al cervello

Il legame tra scienza e pratica yoga

Muoversi fa bene al cervello. Che questa affermazione non sia una novità ormai è un dato di fatto; tuttavia pur restando ancora misteriosi i nessi che legano l’esercizio motorio alla neuro genesi nel cervello adulto, si fa largo intanto un’ipotesi interessante pubblicata in uno studio su Trends in Neurosciences da due ricercatori dell’Università dell’Arizona, David Raichlen, antropologo e Gene Alexander, psicologo.
In base allo studio, il movimento farebbe aumentare la produzione di un fattore di crescita detto Bdnf (Brain-Derived Neurotrophic Factor), che faciliterebbe nell’ippocampo lo sviluppo di nuovi neuroni. Secondo i due studiosi, la selezione naturale ha premiato i cervelli più plastici, quelli capaci di generare nuovi neuroni per apprendere meglio.
In questo richiamo al legame corpo – cervello, è suggestivo scoprire quanto il cervello possa influenzare anche la forza di ognuno. Lo racconta bene uno studio sul Journal of Neurophysiology, in cui i ricercatori dell’Istituto di studi muscolo scheletrici e neurologici dell’Università dell’Ohio (Usa) hanno ingessato per 4 settimane l’avambraccio, dalle dita al gomito, di un gruppo di volontari. Metà di loro eseguiva quotidianamente un “esercizio”, ma soltanto mentalmente, immaginando di flettere il polso, poi di rilassarlo a intervalli di 5 secondi, ripetendo l’esercizio diverse volte al giorno, 5 giorni alla settimana. Tolto il gesso e misurata la forza dei flessori del polso con l’elettromiografia, il risultato è stato che ovviamente tutti si erano indeboliti, ma per chi aveva fatto gli “esercizi mentali” la perdita della forza era del 25% rispetto ai valori precedenti l’esperimento, mentre per gli altri del 45%. Secondo il professor Clark, che ha guidato l’esperimento, “i muscoli sono marionette azionate dal cervello. Immaginare i movimenti serve a mantenere le connessioni cerebrali”.
A rafforzare ancora di più il concetto che “il corpo non è una collezione di organi” è l’approccio della neurologa e neurofisiologa, nonché consulente dell’Unità spinale dell’ospedale di Magenta, Silvia Malaguti, secondo cui innumerevoli patologie funzionali, come mal di schiena, cervicale, mal di testa, reflusso gastroesofageo, colon irritabile, dolori posturali, si possono risolvere a patto di non scindere mente e corpo e non soffermarsi solo su un organo o sul punto dove c’è dolore. In sintesi, se si impara ad ascoltare il proprio corpo, e a decodificare pertanto le tensioni interne, questo può aiutare a stare meglio e a far sparire anche il fastidio.
È interessante notare come i diversi approcci scientifici quasi confermano quanto ben conosce il praticante yoga, che impara gradualmente a sentire come usare il corpo, comprendendo le proprie abitudini e facendo attenzione ai “compensi” messi in atto dall’organismo. Il percorso si sviluppa proprio attraverso la spinta consapevole a riappropriarsi di se stessi, con una migliore coscienza e percezione di sé, e l’approccio olistico di cui si sente sempre più parlare anche in ambito medico trova una valida sponda proprio nell’ambito della pratica yoga, da sempre attenta a tenere insieme corpo, mente e cervello.